McTominay e Gilmour condividono i servizi di uno chef privato, Mario: "E' così bravo. Va a prendere le verdure e il pesce e tutto il resto al mercato ogni mattina. Tutto fresco. E' incredibile"
"Manchester United? Quando sono entrato in prima squadra, ero piuttosto sbagliato nel ruolo in cui giocavo. Non è stata colpa di nessun allenatore. I miei punti di forza sono sempre stati entrare in area, segnare gol, essere un problema lì dentro. Ma venivo usato come numero 6 o come difensore centrale, e quello non è mai stato il mio ruolo. Ma quando giochi per il Manchester United e hai 20 anni, non puoi bussare alla porta dell'allenatore e dire che ti aspetti di giocare come numero 8 prima di Paul Pogba. Non è realistico. Devi conoscere il tuo posto e fare quello che ti viene chiesto di fare. Nelle ultime stagioni, ho iniziato a entrare un po' di più in area, a segnare più gol, e poi l'anno scorso è stato il mio migliore".
Non appena gli è stato detto che il Napoli era interessato ai suoi servizi, c'è stata "un'attrazione immediata", dice. "Ho sempre cercato di mentere una mente aperta. Le cose erano difficili a Manchester. Non sapevo cosa stesse succedendo esattamente. E conosci subito il Napoli, la passione dei tifosi, la qualità del campionato. La gente deve stare attenta quando dice che l'Italia o la Spagna non sono alla pari con la Premier League. Fisicamente e tatticamente, ho giocato alcune delle mie partite più difficili qui".
Prende lezioni di italiano un paio di volte a settimana ed è assiduo nell'eseguire esercizi su varie app: "Ho sempre desiderato imparare una lingua. E' una cosa grandiosa da poter fare. Ed è importante che le persone ci vedano abbracciare anche la cultura. La città è fantastica. E' completamente diversa. Dobbiamo dimostrare che ci teniamo alla città e alla cultura, oltre a giocare".