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GIOVEDÌ 2 NOVEMBRE 2017 - DAL WEB

VIDEO - GAMBERINI: “REPARTI CORTI E VICINI ALLA PALLA: COSÌ SI AFFRONTA IL NAPOLI”


Le dichiarazioni del difensore gialloblù ex Napoli in conferenza stampa


 
     
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A cura di: Maria Villani
Fonte: Napolicalcionews.it

Alessandro Gamberini, difensore del Chievo ed ex azzurro, è stato il protagonista del “media day”. Ecco quanto raccolto dal sito del club gialloblù:

“In questo momento il Napoli è la squadra più difficile da affrontare in Italia e, a livello europeo, riesce sempre ad imporre il suo gioco. Hanno un grande mentalità data dal loro allenatore e, grazie ad un ottimo fraseggio, cercano sempre di aprire dei varchi e di attaccare lo spazio. Creano sempre superiorità numerica e sono davvero difficili da affrontare.

Tanti gol subiti per una mentalità più offensiva? Abbiamo certamente un’idea di calcio più propositiva rispetto al passato: cerchiamo di stare corti e quindi la linea difensiva è più alta. E’ un modo di stare in campo che ovviamente porta a dei rischi e, quando non sei al massimo della forma, ti esponi a rischi maggiori. E’ un po’ quello che è successo nelle ultime due partite, anche se spiegarlo così è abbastanza riduttivo.  Noi dobbiamo essere dei grandi incassatori e resistere ai colpi che il Napoli certamente ci darà, perché è una squadra che in ogni partita crea tante occasioni da gol e, con la qualità che hanno davanti, almeno una coincide con il gol. Dovremo essere bravi a limitare i colpi che ci daranno, cercare di non andare giù e lavorare sulle preoccupazioni che possiamo dargli noi.

Chi tra  Mazzone, Prandelli e Mazzarri assomiglia di più a Maran? Ho avuto la fortuna di essere stato allenato da questi tre allenatori e, come ho sempre detto, quello che mi ha dato di più è stato Mazzone. Quando ero giovane non riuscivo ad esprimere le mie potenzialità e, in quel momento, Mazzone è stato fondamentale per farmi tradurre in concreto queste mie potenzialità. Non trovo delle analogie tra i tre allenatori citati e Maran: ha una personalità sue e un modo di vedere il calcio suo. Ha un grandissimo pregio e cioè di coinvolgere tutti in un progetto: questa è una cosa che ho riscontrato poche volte nella mia carriera.

Contro il Napoli come contro la Samp? Quella di domenica è una partita che, se pensi solo a difenderti, quasi certamente perdi e oltre a perdere soffri. Giocando così corri tanto, perché loro non ti fanno vedere mai la palla, e arrivi a fine partita anche con un senso di frustrazione. In queste partite devi provare a mettere in difficoltà l’avversario: se stai solo chiuso in difesa, ti esponi al loro gioco e fai la partita che vogliono fare loro. Se invece provi a creare delle difficoltà, non si sa come può andare a finire. E’ chiaro che è una partita difficilissima ed è chiaro che il Napoli ha un modo di difendersi diverso rispetto a quello della Sampdoria. Contro i blucerchiati, abbiamo giocato una prima mezz’ora esattamente come l’avevamo preparata: purtroppo non siamo stati bravi come loro a concretizzare le occasioni create.

Come affrontare tatticamente il Napoli? In questa partita, più che in altre, dovremo cercare di tenere i reparti corti e di rubare sempre più metri agli avversari. Dovremo essere in tanti vicino alla palla per esercitare una pressione maggiore, soprattutto quando loro iniziano ad avanzare e a cercare la superiorità numerica. Se anche uno come Guardiola elogia Sarri, vuol dire che il suo lavoro è stato straordinario. Già quando allenava l’Empoli era difficile da affrontare la sua squadra e, a mio parere, un suo grande merito è aver trasmesso la sua mentalità anche a grandi giocatori. Vedere Napoli-Manchester City vuol dire vedere un calcio quasi di un altro pianeta.

Mentalità sempre più propositiva? Tenendo i reparti più stretti e corti, abbiamo meno corse da fare per andare in pressione e togliamo profondità agli avversari. Per fare questo bisogna lavorare tanto e i meccanismi devono essere perfetti. C’è stato un grande miglioramento rispetto all’anno scorso: a livello di possesso palla, infatti, ce la siamo giocata alla pari più o meno con tutti. E’ chiaro che ci sono dei meccanismi che devono continuare ad essere allenati, attraverso un lavoro quotidiano.

Un bilancio sulla mia carriera e al Chievo? Fisicamente mi sento bene e mi trovo in una città che mi ha dato modo di inserirmi nel migliore dei modi. Mi trovo in una società che mi ha stimolato moltissimo in un momento particolare della mia carriera e anche della mia vita personale e, anche per questo, ho un debole per il Chievo e tanta riconoscenza verso questo club. Questo mi ha dato uno stimolo in più e, quando arrivi ad una certa età, gli stimoli sono fondamentali. Credo di essere cresciuto tanto qui dal punto di vista calcistico: se avessi avuto a vent’anni questa mentalità, questo modo di interpretare il calcio e questo modo di pormi con i compagni, probabilmente avrei potuto fare di più. Come ho già detto, quando sono arrivato era un momento particolare della mia vita ee della mia carriera e il Chievo mi ha dato veramente tanto”.