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LUNEDÌ 16 APRILE 2018 - INTERVISTE

SLOVACCHIA, CT KOZAK: "HO CONSIGLIATO AD HAMSIK DI LASCIARE IL NAPOLI"


Così il ct al portale Gonfialarete.com


 
     
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A cura di: Myriam Novità
Fonte: gonfialarete.com

Sette volte eletto miglior calciatore slovacco. Nell’ultimo quarto di secolo, nessuno come Marek Hamsik. Ma cosa ne pensano gli slovacchi? Del capitano azzurro, della scelta di legarsi al Napoli in maniera inscindibile. Dei record che in azzurro ha collezionato, rinunciando, forse, a una carriera nella quale avrebbe potuto vincere qualcosa in più. Ne abbiamo parlato, in esclusiva per Gonfialarete.com, con il CT della nazionale slovacca Jan Kozak, partendo dal momento del calcio slovacco, deluso da una beffarda eliminazione dai gironi di qualificazione a Russia 2018 per arrivare al Napoli, che vede il sogno scudetto allontanarsi ancora una volta…

La Slovacchia ha mancato la qualificazione a Russia 2018 in modo veramente beffardo. Immaginiamo ci sia grande delusione. Ha qualche rimpianto riguardo i destini del girone?

“Sono ancora molto dispiaciuto del fatto che non abbiamo disputato i play-off a causa di quattro sconfitte subite nel girone, sarebbe bastato già solo un pareggio in più per qualificarci. Mi dispiace perchè avremmo potuto avere qualche punto in più: soltanto in Inghilterra abbiamo giocato contro un avversario più forte di noi. Il calcio è fatto di episodi e di dettagli, spesso abbiamo perso punti negli ultimi minuti. Un piccolo dettaglio può decidere grandi cose, ci è mancato un solo punto per andare ai play-off. Sono triste per i giocatori, per molti di loro la qualificazione al mondiale sarebbe stato il coronamento di una lunga carriera. Hanno fatto tantissimo per il calcio slovacco e avrebbero meritato di chiudere la loro carriera internazionale con una vetrina come quella di Russia 2018”.

Tre anni prima che lei diventasse CT, la Slovacchia aveva battuto l’Italia al mondiale del 2010, qualificandosi per gli ottavi di finale. Probabilmente il momento più alto del calcio slovacco dopo la separazione e l’inizio del decadimento di quello italiano.

“Il calcio slovacco ha una certa tradizione. La Cecoslovacchia era abituata a participare alle manifestazioni mondiali ed europee, diventando anche campione d’Europa nel 1976. Dopo la separazione dalla Repubblica Ceca non abbiamo potuto confermare quella tendenza ma gradualmente abbiamo iniziato a produrre una generazione di giocatori che sono stati acquistati dai grandi club europei e che l’ex CT Vladimir Weiss ha utilizzato per costruire una squadra che per la prima volta nella storia del paese è riuscita a qualificarsi al mondiale. In Sud Africa quella squadra dimostrò la sua forza, battendo l’Italia e qualificandosi per gli ottavi di finale. Siamo un paese molto piccolo, forse troppo per porci grandissimi obiettivi. Dopo quella grande impresa, buona parte della squadra restò la stessa ed a quei giocatori sono stati aggiunti dei giovani che ci hanno permesso, sei anni dopo, di qualifcarci per un’altra grande manifestazione come l’europeo del 2016. Nei gironi di qualificazione a quell’Europeo abbiamo battuto la Spagna campione del mondo, in amichevole vincemmo contro Germania e Russia, pareggiando con l’Inghilterra. Insomma, questo gruppo ha una sua innegabile forza. Per quanto riguarda il calcio italiano, c’è da dire che l’Italia è un grande paese con una forte tradizione calcistica, non a caso gli azzurri hanno vinto quattro mondiali. Credo che l’Italia sia sempre ad alti livelli e abbia continuato anche in questi anni a produrre calciatori di qualità. Semplicemente a volte capita che altri paesi, in determinati periodi storici, producano generazioni di calciatori di maggior livello rispetto alla tua e credo che è questo che sia successo all’Italia negli ultimi anni”.

Ovviamente Marek Hamsik era già una stella di quella Slovacchia del 2010: premiato 7 volte come miglior giocatore slovacco dell’anno e dal mese scorso miglior giocatore slovacco degli ultimi 25 anni anni. Che rappresenta Hamsik per il calcio del suo paese?

“Negli anni Marek ha lavorato sodo fino a diventare, in modo graduale, un giocatore eccellente. Già alla giovane età di 19 anni ha avuto l’occasione di giocare con la Nazionale ed acquisire un’esperienza importante. Ci ha messo poco tempo a diventare uno dei giocatori chiave della Nazionale slovacca ed il fatto di giocare all’estero in una squadra come il Napoli lo ha aiutato molto da questo punto di vista. Marek è un professionista vero, ama giocare per il suo paese e si fa trovare sempre pronto al 100%. In nazionale ha potuto contare su un gruppo solido che lo ha aiutato ad affermarsi a certi livelli e conquistare il rispetto di tutti a livello nazionale ed europeo. Io l’ho conosciuto soltanto dopo esser diventato il CT della nazionale e sono rimasto subito impressionato dalla sua professionalità. Dà sempre il 100%, in partita come in allenamento".

Anche in Italia Marek ha ottenuto una serie di record. Il più importante è stato il divenire, da centrocampista, il primo marcatore della storia del Napoli, suoerando Maradona. Si è congratulato con lui dopo il raggiungimento di quel risultato? E’ mai stato in Italia a vederlo giocare? 

“Ovviamente mi sono congratulato con lui, l’ho fatto attraverso il mio vice Štefan Tarkovič. Stefan viene spesso a Napoli a guardare le partite di Marek dal vivo. Io guardo tutte le partite in TV e quindi ho comunque una buona conoscenza dello stile di gioco del Napoli, di quello che è il loro sistema e dei risultati che ottengono”.

All’epoca in cui è diventato CT, Marek stava vivendo una fase di involuzione con Rafa Benitez, prima della rinascita con Sarri. E’ tutto riconducibile alla posizione che aveva in campo o c’è qualche altra ragione che spiega la differenza di rendimento con i due allenatori?

“Marek è un tipo di persona e di giocatore che ha bisogno di sentire la fiducia del suo allenatore. Inoltre ci ha messo un po’ a maturare completamente come giocatore e quando non gli è stata dimostrata tutta la fiducia di cui aveva bisogno, non è riuscito a brillare come con Sarri. Tre anni fa Sarri ha costruito un sistema intorno a Marek, sistemandolo al meglio in campo, così come con tutta la squadra.  Tre anni tuttavia sono un periodo molto lungo e probabilmente è arrivato il momento di cambiare questo sistema. Gli avversari stanno trovando le contromisure per affrontare il Napoli con efficacia. Marek ha già 30 anni e forse sarebbe da prendere in considerazione l’idea di cambiarlo, questo sistema”.

"Probabilmente l’eco della grandezza di Marek non si è propagato abbastanza a livello internazionale a causa della sua scelta di diventare una bandiera del Napoli rinunciando a diverse offerte di altri top team. Come giudica questa sua scelta? Gli avrebbe consigliato di fare qualcosa di diverso? 

“Si, gli avevo consigliato di lasciare Napoli. Lo feci dopo l’Europeo del 2016, quando a 28 anni era giunto all’apice della carriera. Fisicamente stava benissimo e si stava esprimendo su grandissimi livelli. E’ per questo che mi sono permesso di suggerirglielo, per approfittare di quel momento gli consigliai di cambiare squadra. Ma Marek ama Napoli, lui mette il cuore in ciò che fa e ha deciso di restare. A questo punto credo che resterà in azzurro ancora ed è a Napoli che chiuderà la sua carriera”.

Se Marek è rimasto, è anche per coronare un sogno. Quello di vincere lo Scudetto con il Napoli, cosa che è riuscita soltanto a Maradona, l’ultima volta 28 anni fa.

“Io me lo auguro per Marek e spero vivamente che ciò accada. Ma se devo essere onesto, la Juventus è una squadra più forte, con una maggiore mentalità e una rosa composta da giocatori che hanno un maggior desiderio di vincere”.

Tornando alla Slovacchia, ci sono dei ‘nuovi Hamsik’ che potrebbero emergere nei prossimi anni?

“C’è una nuova generazione di giovani talenti che sta arrivando alla Nazionale e se dobbiamo parlare di giocatori con caratteristiche simili, penso a Ondrej Duda che potrebbe eventualmente diventare il nuovo Hamsik. Ma anche Milan Skriniar, Stanislav Lobotka e Albert Rusnák sono giocatori di sicuro avvenire e rappresentano il futuro della nostra Nazionale”.

Skriniar può essere il nuovo Skrtel o magari diventare addirittura più forte?

“Milan non ha ancora raggiunto quel livello di esperienza, ma è molto positivo per lui giocare in Italia in un grande club come l’Inter alla sua età, ancora così giovane. E’ sulla strada giusta e sono orgoglioso del fatto che in nazionale posso farlo giocare al fianco di un giocatore come Skrtel con cui può soltanto crescere e imparare, per arrivare un giorno a prendere definitivamente il suo posto ed il ruolo che Martin ha per la Slovacchia”.

Lo scorso 20 marzo, nel corso della nostra trasmissione “Si gonfia la rete” su Radio Crc, l’agente di Marek Hamsik, Juraj Venglos, ha dichiarato che Marek vorrà giocare con la Nazionale per altri quattro anni per provare a centrare la qualificazione al Mondiale del 2022. Questa prospettiva è in linea con il suo progetto tecnico?

“Marek, come ho già detto, è un professionista straordinario. Se non si mettono di mezzo gli infortuni può sicuramente farcela a perseguire questo obiettivo”.