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DOMENICA 19 MARZO 2017 - INTERVISTE

IL MATTINO - SARRI DÀ LA CARICA: IL NAPOLI HA VOGLIA DI VINCERE, MANCA POCO


Le parole del tecnico azzurro riportate da Il Mattino


 
     
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A cura di: Gennaro Di Giovanni
Fonte: Il Mattino

Empoli. Sarri parla di crescita da ultimare e del miglioramento dei particolari per acquisire quel 7, 8 per cento in più che ti fa passare dagli 80 ai 90 punti, cioè ti fa realizzare lo step decisivo verso l’alto. E tira fuori la sua voglia matta di rendere felice il popolo napoletano con delle grandi vittorie: lo fa alla vigilia dell’anticipo di pranzo di Empoli, impegno che considera complicato per il suo Napoli a caccia del quinto successo esterno consecutivo. 

Quante sono le possibilità di centrare il secondo posto?
«Ci sono, ma dobbiamo porci obiettivi minimi temporali per arrivare il più in alto possibile».
Mertens da alternativa come esterno sinistro è diventato bomber di razza: in questo exploit quanto c’è di lei?
«Questo in genere succede nei momenti di necessità: Milik si è infortunato, Gabbiadini ha avuto tre giornate di squalifica: è andato dentro Mertens da attaccante centrale e ha dimostrato che questo tipo di gioco poteva farlo con efficacia».
Quanto è migliorato da allenatore in questo anno e mezzo di Napoli?
«In tutte le esperienze c’è motivo di riflessione e di crescita: io come tipologia di allenatore ero così anche in C. In palcoscenici più imporanti devi cambiare qualche tipo di pensiero e di atteggiamento».
A che punto è l’inserimento di Pavoletti?
«Pavoletti è un attaccante centrale con caratteristiche diverse: un po’ lui si dovrà abituare alla squadra e un po’ la squadra si dovrà adattare a lui: sta crescendo in condizione, un fatto normale perché aveva vissuto una stagione molto travagliata e non poteva subito entrare in piena forma».
Jorginho cosa può dare in più alla manovra?
«Jorginho dà una qualità di palleggio e una velocità di pensiero importante, però ci sono delle controindicazioni. La squadra ha tempi di gioco sempre in velocità e questo costringe i centrocampisti a corse più lunghe. Contro il Crotone quando si è giocato in cinquanta metri di campo lui arrivava facilmente mentre nell’altra situazione a campo largo Diawara ha più resistenza».
Le piace più il secondo posto o la coppa Italia?
«Quando ero giovane, mi piacevano le brune e le bionde con i riccioli e ho sposato una rossa: nella vita le cose cambiano... Mi piacerebbe fare bene fino alla fine e concludere la stagione alla grande: ci stiamo confermando su certi livelli con tantissime problematiche in più rispetto all’anno scorso. Siamo cresciuti a livello di mentalità, altrimenti non saremmo riusciti a mettere una pezza alle situazioni negative».
La squadra è più forte rispetto all’anno scorso?
«Come testa sì. Può anche darsi che il valore assoluto non sia superiore ma lo è come valore complessivo della rosa perché altrimenti non avremmo risposto così bene agli infortuni alla Champions, alla coppa d’Africa».
La Champions è qualcosa di irrununciabile?
«La Champions è un qualcosa di irrinunciabile nell’animo e non di materiale. Se vuol farmi dire se rimango o meno in caso di Champions dico che non c’entra nulla. Per me conta avere la sensazione che la squadra ti sta seguendo e tu riesci a plasmarla. A tutti piace anche vincere e guadagnare, ma questo è l’aspetto materiale meno importante».
Cosa manca ancora per fare l’ultimo step?
«È chiaro che manca ancora qualcosa, su questo si può disquisire un giorno e può avere origini sportive o societarie. Ed è chiaro che questa squadra adesso non ha più il 30 per cento di miglioramenti ma piccoli margini che stanno nei particolari: ora per crescere deve avere una cura maniacale dei particolari personali e collettivi, dall’allenamento, all’alimentazione, alla prevenzione degli infortuni, all’attenzione sui falli laterali. Se il gruppo ha la testa di lavorare su quel 7, 8 per cento che rimane vuol dire passare dagli 82 punti agli 89-90».
Come definisce la sfida di Empoli?
«Conosco l’ambiente e quando va in difficoltà rimane tranquillo e reagisce nel modo giusto senza isterismi: troveremo una squadra di grande livello di applicazione e determinazione: questo è il messaggio che sto facendo passare alla squadra e cioè che affronteremo un match molto difficile».
Come spiega il rendimento di Hysaj, un po’ inferiore rispetto al primo anno?
«Quando si arriva a certi livelli ripetersi per un giovane è abbastanza complicato: lui ha preso parte agli Europei, gioca in nazionale, ha disputato la Champions: vediamo se l’anno prossimo avrà la capacità di stabilizzarsi».
I tifosi hanno polverizzato i biglietti per la doppia sfida alla Juve: lei si sente sazio di questo Napoli e di questi tifosi o spera di ottenere qualcosa di più della doppia sfida contro il Real?
«Se mi sentissi sazio dovrei dare le dimissioni. I tifosi napoletani oltre all’amore per la squadra non hanno la presunzione di vincere: questo mi affascina e mi piace. È un pubblico che ha l’umiltà di capire che vincere è difficile ma che dovrebbe farlo per duemila motivi diversi e che vanno anche oltre il calcio».
Vedrà Juventus-Barcellona, il Real Madrid se arriva in fondo legittima la vostra prova?
«Non vedrò la partita. E il Real Madrid non dovrà vincere la Champions per legittimare la nostra prestazione: sono campioni del mondo e d’Europa e fra le tre squadre più forti al mondo».