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DOMENICA 12 NOVEMBRE 2017 - DAL WEB

CHE FINE HA FATTO? BETO: DAL NAPOLI, CHE LO PREFERÌ A BAGGIO E DINHO


Una delle tante meteore che hanno vestito la maglia azzurra


 
     
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A cura di: Redazione
Fonte: Calciomercato.com

"Joubert Araújo Martins, in arte Beto: chi era costui?": può iniziare così il "Che fine ha fatto?" di questa settimana, parafrasando l'incipit dell'ottavo capitolo dei "Promessi Sposi" del Manzoni, quando Don Abbondio pronuncia queste parole in riferimento a Carneade, filosofo greco scettico dell'antichità. Il termine "carneade" è poi entrato nel lessico comune, indicando per antonomasia un personaggio sconosciuto che torna alla ribalta, caratteristica che si adatta benssimo a Beto, centrocampista brasiliano degli anni '90 e 2000, noto in Italia per aver militato nel Napoli con la mitica numero 10 che fu di Maradona.

MEGLIO DI BAGGIO E RONALDINHO - Nato nel 1975 nello stato del Mato Grosso, in carriera ha vestito, oltre a quella dei partenopei, anche le maglie dei club brasiliani di Botafogo, Grêmio, Flamengo, San Paolo, Fluminense, Itumbiara e Brasiliense e dei giapponesi del Consadole Sapporo e del Sanfrecce Hiroshima, anche se è entrato nella leggenda proprio per quelle 22 presenze e 4 reti nel club dell'asinello durante la stagione 1996/97. Arrivato in Italia a soli 20 anni, prelevato dal Botafogo dove aveva esordito a 17 anni, per 5 milardi di lire e da semisconosciuto, venne presentato in grande stile dall'allora presidente del Napoli CorradoFerlaino, che di lui disse: "Non abbiamo bisogno di Baggio, Beto è un degno sostituto. E' il fiore all'occhiello della nazionale olimpica di Zagalo". Il club campano non lo preferì solo al Divin Codino, ma anche a un giovanissimo Ronaldinho, che era in procinto di arrivare nella città di San Gennaro. Doveva essere il tassello mancante per il centrocampo azzurro,l'uomo da affiancare a Boghossian, ma a Napoli si ferma solo una stagione, costellata da tanta panchina, una forma fisica da rivedere e da un caratterino abbastanza irascibile.

I COMPLIMENTI DI MORATTI E PIZZUL CHE LO CHIAMA 'CAIO' - Nel capoluogo campano si ricordano ancora di lui per il ritorno in ritardo dalle vacanze di capodanno e di Pasqua (tra l'altro con un figlio che non aveva raccontato a nessuno di avere), per la futile espulsione patita contro l'Inter a causa di un folle doppio fallo di mano e per la rete realizzata in Coppa Italia proprio ai nerazzurri, che gli varrà i complimenti di Moratti. In occasione di quella partita il telecronista Bruno Pizzul lo chiamò "Caio"invece di Beto durante tutto l'arco dei 90 minuti, confondendosi con il brasiliano dell'Inter. Le lacrime in Coppa Italia, contro il Vicenza, sono il preludio all'addio di qualche giorno dopo: anche se i tifosi, presenti al San Paolo per l'ultima giornata di campionato, fischiano tutti tranne lui

I 14 TROFEI E LE BOTTE DA SOL LEVANTE: BETO COME BRUCE LEE - Torna dunque in Brasile, ceduto al Gremio che voleva offrire come contropartita tecnica Ronaldinho, opzione non accettata da Ferlaino: in patria si costruisce una carriera di tutto rispetto, militando persino nella nazionale brasiliana, dove disputa 13 partite segnando 2 reti e vince un Coppa America nel 1999, da aggiungere a un palmares che conta ben altri 13 trofei brasiliani, tra cui 4 campionati carioca e una Coppa dei Campioni brasiliana. Il vento dell'estero invece porta sempre grane: in Giappone, nel Sanfrecce Hiroshima, viene cacciato dal presidente del club dopo l'arresto dovuto a una rissa in un ristorante, in piena tradizione Bruce Leecon alcuni tifosi della sua squadra. 

BETO OGGI - E oggi? E' rimasto nel mondo del calcio, dove ha intrapreso la carriera di procuratore. Di Napoli dice: "Ho tanti bei ricordi. Città e tifosi fantastici. Il nostro era un gruppo che si allenava in allegria. Avevo un rapporto speciale con Boghossian e Panarelli con i quali, purtroppo, non mi sento da anni. Ogni cosa a Napoli viene ingigantita. Non ho mai saltato un allenamento, mai un ritardo. Tutte bugie sul mio conto. Il ricordo più bello ? Il gol con l’Inter in Coppa Italia". Nemmeno i tifosi partenopei  lo hanno dimenticato: ma se il passato è romantico, il presente è decisamente migliore.